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Isola di Pasqua

l' enigma delle origini

tra mito e storia

(febbraio 2008)

Lasciamo Santiago per l' Isola di Pasqua, perla sperduta nell' Oceano Pacifico a 3760 chilometri dalla costa del Cile. In cinque ore di volo raggiungiamo l'isola nel mondo più distante dalla terraferma. Due milioni d'anni fa emerse dal mare il Vulcano Rano Kau, formando un triangolo isoscele. Settantasette piccoli crateri danno forma all' isola lunga 23 chilometri e larga 12 con coste a scogliere, scoscese, frastagliate, mentre l'interno è dolcemente ondulato. Rapa Nui poggia su una piattaforma sottomarina a circa 60 metri sotto la superficie dell' oceano, mentre ad una distanza compresa fra i 15 e 30 chilometri dalla costa, il fondale oceanico scende ad una profondità che va dai 1800 a 3600 metri.

Nell' isola non ci sono corsi d' acqua permanenti, e l' acqua per la popolazione ed il bestiame viene prelevata dai laghi e dalle pozze che si sono formate nelle caldere dei vulcani inattivi. La vegetazione, un tempo lussureggiante, era composta di foreste di palme, conifere ed altre specie arboree ormai estinte. Gli indigeni tagliarono queste foreste molto tempo fa pare per trasportare su tronchi rotanti le gigantesche statue di pietra. La maggior parte degli alberi oggi esistenti, come l' eucalipto e le palme che si trovano sulla spiaggia di Anakena, sono state piantate solo nel secolo scorso.

Il primo avvistamento del' lIsola di Pasqua avvenne nel 1687 dal pirata inglese Edward Davis, ma fu solo nell' aprile del 1722 che Jacob Roggeveen, marinaio inglese, la battezzò Isola di Pasqua perchè la scoprì proprio in quel giorno.

Nella primavera del 1774 giunge sull' isola anche il capitano inglese James Cook che dedica un breve paragrafo del diario di bordo a due statue di pietra che suppone siano ornamenti funebri, giudicandoli simili ad altri già visti nelle Isole Marchesi. Nel 1860 arrivano sull' isola i primi missionari, nel 1888 viene annessa al Cile e nel 1966 la popolazione ottiene la piena cittadinanza cilena. Dalla fine del XVIII secolo fino ai giorni nostri l' Isola di Pasqua e le sue misteriose statue sono state oggetto di studio ed ammirazione per molti viaggiatori e letterati. Tra gli appassionati si ricordano gli scrittori A. Von Chamisso, Jack London, Jorge Amado, Pierre Loti e altri. Ma la provenienza dei primi abitanti dell' isola e il modo con cui la raggiunsero resta ancora un mistero. Fu nel 1947 che l' esploratore Thor Heyerdahl dimostrò che tali viaggi erano possibili, quando, la sua zattera di balsa Kon-Tiki, costruita con la stessa tecnica delle antiche imbarcazioni del Pacifico, salpò dal Sud America alla volta di Raroia, nell' arcipelago polinesiano delle Tuamotu.

Tra le isole del Pacifico, l' antica Rapa Nui sicuramente è quella che nel tempo, ha suscitato maggiormente l' interesse degli studiosi e la curiosità del grande pubblico. Nei suoi soli 117 chilometri quadrati di superficie, si celano molti misteri: chi erano i primi abitanti dell' isola? Perchè la scelsero come dimora? Chi costruì i giganteschi moai e quale era la loro funzione? Con questi interrogativi ci accingiamo a visitare l' isola e ad assaporarne la magica atmosfera.

Atterriamo all' aeroporto di Mataveri, che vanta la pista d'atterraggio più lunga al mondo. La pista che è  stata costruita dai tecnici della NASA per eventuali atterraggi d' emergenza dello Shuttle, oggi viene utilizzata dagli aerei che scaricano ogni anno circa cinquantamila turisti. Veniamo accolti con collane di fiori profumatissimi come da tradizione polinesiana. Nel grazioso hotel, con giardino ricco di fiori e frutti tropicali, ci cibiamo degli stessi appena colti dalla pianta per la prima colazione.

Vediamo il villaggio di Hanga Roa di circa tremila abitanti fatto di case sparse tra grandi giardini e colline, ai piedi del vulcano di Rano Kau. Nell' isola esistono soltanto due strade asfaltate, le altre sono in terra battuta ed una di queste porta al villaggio. Non esistono quasi i numeri civici, e la maggior parte degli abitanti identifica le vie usando punti di riferimento. Circa il 70% della popolazione è d' origine polinesiana, il restante 30% è costituita da immigrati cileni. Solo un migliaio si può dire siano autentici discendenti degli antichi pasquensi.

Ma da dove e come arrivarono gli abitanti sull' isola? Il dibattito nacque già all' indomani delle prime esplorazioni: molti studiosi erano scettici di fronte all' ipotesi di un' origine polinesiana, eppure già il capitano Cook nel 1774 aveva notato che il ceppo linguistico era palesemente polinesiano; mentre un giovane studioso d' origine svizzera Metraux, nel 1934, reputava gli indigeni originari dellAsia. Il già citato Heyerdahl propose un' originale teoria secondo la quale i colonizzatori dell' Isola di Pasqua erano indios americani.

Qualunque sia la loro provenienza, l' isola più solitaria del mondo, presenta segni di una cultura che non è  stato possibile porre in relazione con altre a noi note. Attualmente accreditata l' ipotesi della provenienza asiatica dei Polinesiani che, probabilmente, costruirono i monumenti a Rapa Nui. Per questo motivo l' isola, considerata l' ombelico del mondo, è  ancora avvolta nelle leggende delle quali gli attuali isolani hanno solo un ricordo frammentario.

Cominciamo a visitare la zona sud/est nord/est che comprende la parte più spettacolare. Sebbene i giganteschi Moai costituiscano l' immagine più caratteristica di Rapa Nui, sull' isola vi sono diversi tipi di sculture in pietra tra cui i mastodontici ahu, grossi cumuli di rocce dove venivano sepolti i defunti, su cui venivano innalzate le statue. Sull' isola ne esistono, oltre a quelli dell' interno, più di trecento posti in linea lungo la costa.

Visitiamo il sito di Rano Raraku, il vulcano che domina tutta la zona archeologica di questa parte dell' isola. I moai disseminati sul fianco meridionale della collina si trovano in posizione eretta, sepolti fino alle spalle o al collo nel terreno. Il moai tipico di Rano Raraku, ha la base circa all' altezza dell' anca e il volto rigido e assente. Le teste hanno la forma allungata e rettangolare con spesse sopraciglia e nasi pronunciati, bocche piccole e labbra sottili.

Il vulcano Rano Raraku è noto anche con il nome di nursery o vivaio ed è il luogo da cui veniva ricavato il duro tufo per scolpirvi i moai. Il più grande moai dell' isola è un gigante di 21 metri d' altezza ancora attaccato col dorso alla roccia e lasciato incompiuto dagli scultori dell' epoca.

Le statue nascevano nelle cave, ne veniva disegnato il profilo poi si scavava intorno un canale grande abbastanza da contenere gli scultori. In seguito si staccavano dalla parete. Venivano sollevate e in qualche modo trasportate lungo il pendio per mezzo di tronchi e quindi issate con un sistema di imbracature e contrappesi. Stilisticamente, i moai ricordano l' arte incaica. Secondo studi, essi furono eseguiti a partire dal 1000 d.C., fino al più recente che daterebbe al 1650.

Il numero totale dei moai delle cave di Rano Raraku supera i 600. Ad est del Rano Raraku si trova l' Ahu Tongariki, il più grande mai costruito. Nel 1960, un maremoto divelse le quindici statue che lo sovrastavano e negli anni 90 un gruppo internazionale di esperti le ricollocò. Una sola delle quindici è   completa di acconciatura.

Anche tutti gli altri moai che oggi si ergono sulle piattaforme sono stati restaurati in questo secolo. Ultima tappa della giornata la visita della leggendaria spiaggia di Anakena. Secondo la tradizione in questo luogo Hotu Matua sbarcò sull' isola intorno al 450 d.C., e con lui i primi abitanti. Dopo la morte di Matua, il regno passò ai figli con conflitti fra tribù che caratterizzarono tutta la storia dell' isola. Altre teorie ipotizzano che con Matua, proveniente da oriente, sbarcò sullisola il popolo dalle Lunghe Orecchie, e che in seguito da occidente arrivò Too-ko-Ihu che portò il popolo dalle Corte Orecchie. Nuovi conflitti tribali si scatenarono e tra guerre e carestie che portarono al cannibalismo, verso il 1500 avvenne il crollo della civiltà dell' isola. Successivamente, con il cristianesimo, i moai vennero abbattuti con il volto a terra, in quanto simboli pagani. Quel periodo viene ancora ricordato dai moderni pasquensi come guerra della caduta delle statue. La spiaggia di Anakena è la più  vasta e bella dellisola. La sabbia bianchissima contrasta con il blu del mare e il palmeto che circonda la zona.

Dalla spiaggia si può ammirare ahu Nau Nau nella lingua di Rapa Nui mata ki te rangi che significa occhi che guardano il cielo. Infatti, durante gli scavi e i restauri nel 1949, i ricercatori scoprirono che i moai non erano ciechi, ma in realtà avevano gli occhi intarsiati di corallo e ossidiana.

La serata si conclude nel cimitero del villaggio, punto privilegiato per ammirare il profilo dei moai di Takai Kote Riku in controluce nello scenario rosso/viola del tramonto.

L' alba annuncia un cielo azzurro che ci accompagnerà per tutto il giorno. La meta da raggiungere è il vulcano Rano Kau da cui si gode una vista spettacolare sui tre isolotti a sud dell' isola: Motu Kao Kao, Motu Iti e Motu Nui. Qui un tempo avveniva la proclamazione dell' uomo uccello che incideva profondamente sulla vita sociale dell' isola. Il rito si svolgeva nel villaggio di Orongo, situato sul bordo del cratere del vulcano Rano Kau e prospiciente gli isolotti.

L' attore e regista Kevin Kostner utilizzò lo splendido scenario naturale dell' isola per un lavoro cinematografico dal titolo Rapa Nui in cui racconta, con esito discutibile, la storia del popolo pasquense e il rito dell' uomo uccello. Dall' alto l' isola si presenta spoglia, ma i suoi colori impressionano: il blu del mare aperto, il rosso delle rocce vulcaniche, il verde dell' erba e il cielo azzurro avvolgono e racchiudono questo scrigno misterioso.

La caldera del vulcano Rano Kau è enorme e nel lago interno si specchiano le nuvole che a volte avvolgono l' isola con soffici cirri bianchi e grigi. Nell' area in cui si trova il villaggio di Orongo, situato sul bordo del cratere all' interno del recinto cerimoniale, si trovano diversi massi con petroglifi raffiguranti figure umane, uccelli, pesci. Queste incisioni si trovano in tutta lisola.

Una sosta nel sito di Ana Kai Tangata ci permette di visitare la grotta dei cannibali con la volta decorata con una serie di uccelli dipinti in rosso e bianco. Attraversando la zona di Puna Pau sovrastata da una collina dalle diverse sfumature di rosso raggiungiamo prima la grotta dei platni poi, hau Akivi luogo in cui ci sono gli unici moai, in tutto sette, sono rivolti verso il mare. La serata si conclude ad Hanga Roa per una cena polinesiana con spettacolo e danze della migliore tradizione popolare.

Visitiamo il suggestivo sito di Vinapu soprattutto lhau n.1 caratterizzato da blocchi ciclopici ad incastro che ricordano le sculture incaiche di Cuzco e quelle pre-incaiche di Tiahuanaco. Fu proprio osservando opere monumentali come queste che Heyerdahl ipotizzò  l' origine latina-americana degli antichi pasquensi. Dal 1935, tutti i monumenti archeologici dell' isola di Pasqua sono entrati a far parte del Parque Nacional Rapa Nui, museo all' aperto, che comprende più di un terzo della superficie delli' sola, recentemente proclamata dallUNESCO patrimonio dellUmanità.

L' isola più solitaria del mondo rimane ancora oggi un luogo ove nulla di certo si sa sulla sua storia. L' ultima sorpresa la troviamo sulla strada che porta all' aeroporto per ritornare a Santiago. In un determinato punto in discesa, se si spegne il motore dell' auto, questa, anzichè scendere, compie un' innaturale retromarcia, attratta da un misterioso campo magnetico presente solo in quel punto.

Il volo di ritorno ci permette di vedere l' isola dall' alto e questo ci rende consapevoli di aver vissuto un' esperienza indimenticabile.